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Ci sono scatole che vanno preparate, e scale che alla fine devi scendere o devi salire.
In questi giorni preparo le scatole per la prima casa che sarà solo mia, mia e della persona che la dividerà con me, anzi delle persone, perchè non sarà solo una, ma tante ognuna con un suo ruolo e una sua luce, ognuna con una ragione importante per esserci. Sono scatole piene di carte, foto, libri, immagini e profumi. Scatole che avrei voluto e forse dovuto preparare anni fa, quando è giusta l’età per i grandi salti e quando l’immagine del futuro che ti si apr davanti è così immensa da farti vacillare quasi e da farti abbandonare tutto, ad occhi chiusi.
Ora, ogni scatola che riempirò sarà come svuotare d’acqua una stanza: lentamente tutto resterà scoperto, ogni cosa riafforerà e ogni ricordo sarà di nuovo vivo. Ma è così che deve essere e così sarà, senza paure e senza dubbi, con la sola certezza che chi vuol la libertà deve sapersela prendere, con tutta la fatica e l’incertezza che questo comporta.
Poi, sistemate anche le matite e i colori, riordinati i diari e i quaderni scarabocchiati, le scale le scenderò con un dolce peso, sapendo che ad ogni gradino una strada nuova si apre, fatta di cene e colazioni tranquille, fatta di spese da fare e stanze da pulire, fatta di piantine da annaffiare e animali dolci da ccudire. Fatta di sapori e odori che sapranno solo di qualcosa di mio.

E la sera quando tornerò, vedrò da lontano la luce delle camere, mi avvicinerò e riconoscerò le tende, i colori, le ombre e per la prima volta non sarà come spiare una casa non mia, come invidiare una vita non mia. Per la prima volta la luce calda che vedrò, che sa già di famiglia e di buono, sarà quella di casa mia.